martedì 9 agosto 2016

Altavilla Milicia: Immagini surreali

Il belvedere all'ombra della Torre Normanna (Cala Sciabica - SS. 113), oltre al panorama mozzafiato, offre agli innumerevoli turisti che da esso si affacciano l'immagine suggestiva di un ficodindia che - come l'araba fenice - risorge dalle sue ceneri, a perenne monito dei criminali piromani.


 La cinquecentesca Torre delle Mandre, intesa "Normanna".


 Le ripide pendici di Capo Grosso invase dai rifiuti.


Mentre la prima foto in alto mostra la natura che prevale sui piromani, le immagini successive sanciscono la sua sconfitta unitamente a tutti gli amanti del pulito e del bello.


Ferma restando la patologica inciviltà di quanti hanno perpetrato il misfatto, poniamo alle autorità preposte alla tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico una domandina semplice semplice: "Chi dovrebbe pulire... forse il sole, la pioggia, il vento dei prossimi mille anni? E pensare che il Turismo dovrebbe essere la principale risorsa di questa terra".








Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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mercoledì 20 luglio 2016

Le poesie di Leo Sinzi: "Sete"


Sete

Setosamente lisce, perfette
(ognor desiate):


                         - la neve in piena estate
sulle colline arse

                         - la pesca Cortazàr
nel palmo della mano

                         - le cosce d'Azòcar
abbandonate e bianche

                        Mea culpa: in[sol]azione

           «Solita{r}mente aff
〈l〉itto
            l'afflato mio bi-vano»
            notizia quotidiana
            io dentro la notizia

S'invola la clessidra
l'uròboro s'ammorsa
Dì-vano, caldo addosso...
Rinfresco? Lète-mar



 
Versi di Leo Sinzi 

 *Testo sperimentale con omaggio alla Poesia di Cortazàr e Neruda.




Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.

giovedì 30 giugno 2016

EX Ospedale dei Benfratelli: "Sala di degenza"

La Sala di degenza dell'ex Ospedale Benfratelli rappresenta la parte "artistica" di quello che, a partire dal 1586-89, fu il primo nosocomio fondato in Sicilia dai Benfratelli, religiosi dediti all'assistenza degli ammalati, guidati da Fra Sebastiano Ordoñez che nel Quartiere Albergheria ottenne la disponibilità della Chiesa di San Pietro in Vincoli (datata 1533 e distrutta dai bombardamenti dell'ultima guerra) con annessi locali ove attrezzò la struttura sanitaria e la Casa conventuale .
L'Ordine Ospedaliero fu fondato, nel 1540, dallo spagnolo di origini portoghesi Juan Ciudad (*1495 +1550) - Giovanni di Dio - proclamato santo, nel 1690, da Papa Alessandro VIII. 
La denominazione di Fatebenefratelli sembra nascere dalla locuzione-mantra che i monaci solevano ripetere ad ogni piè sospinto.




Le foto sopra mostrano un tratto del prospetto su Via Benfratelli con i due portali. Si racconta che il sanatorio vantasse una ricca "Spezieria" con sportello aperto sulla pubblica via in modo da consentire agli speziali di vendere i loro medicamenti naturali (solitamente a base di erbe) anche agli esterni in cerca di cure.
La ventata anticlericale post unità d'Italia - culminata nel provvedimento del 1866 di soppressione degli Ordini ecclesiastici - sottrasse l'edificio ai religiosi per destinarlo ad attività laiche. Beni e attrezzature del dismesso nosocomio, nel 1870, confluirono nel grande Ospedale cittadino che, due anni dopo, assunse il nome di "Ospedale Civico e Benfratelli" (oggi anche "Di Cristina"). Il prestigioso complesso del Mandamento "Palazzo Reale" nel 1872 venne adattato a Caserma sabauda e dal 1887, dopo altre rivisitazioni architettoniche, ospitò il Magistrale De Cosmi ed il Ginnasio Garibaldi; attualmente è sede centrale del Liceo Scientifico Benedetto Croce.

Nello scatto di Leo Sinzi, alcuni visitatori, sotto la pioggia, imboccano la scala che dal cortile conduce ai piani superiori ed alla Sala delle degenze. 
Un tempo il complesso monastico poteva vantare un bellissimo chiostro con fontana in marmo di Billiemi, recante in sommità la Melograna crociata, simbolo dell'Ordine dei Benfratelli.


La Sala delle degenze presenta misure imponenti (43,50 x 8 metri ca.); il soffitto ligneo è interamente dipinto con elementi floreali e sferoidali che potrebbero rimandare all'emblema dell'Ordine di San Giovanni di Dio: "Una melagrana sovrastata dalla Croce".


 
Il lato breve del locale, prossimo all'ingresso, è affrescato con finte architetture. Al centro è un orologio di cui, nel tempo, è rimasta solo la parte superiore.



Quadroni monocromi del 1626 (cinque per lato), attribuiti a Pietro Novelli, abbelliscono le pareti longitudinali e raccontano episodi della vita di San Giovanni di Dio. Gli affreschi sono inscritti in candide cornici barocche - probabilmente di altro autore - dipinte con effetto tridimensionale.


Il fondo del salone, al tempo delle corsie gremite di infermi, accolse l'altare per la celebrazione della messa quotidiana, sovrastato da un olio su tela del 1643 con San Pietro in Vincoli liberato dalle catene, opera del monrealese Pietro Novelli (*1603 +1647) che oggi si può ammirare presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis. Un passaggio, appena visibile a fianco dell'altare, immetteva nella saletta destinata ai religiosi bisognosi di cure mediche.





Affreschi con elementi architettonici a trompe-l'oil anche sulla parete di fondo e nelle estremità di quelle laterali.









 














Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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venerdì 24 giugno 2016

Oggi leggiamo Fernando Pessoa: "Il mio desiderio è fuggire..."



[...]
Il mio desiderio è fuggire.
Fuggire da ciò che conosco,
fuggire da ciò che è mio,
fuggire da ciò che amo.
Desidero partire: non verso le indie impossibili
o verso le grandi isole a sud di tutto,
ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo,
che possegga la virtù di non essere questo luogo.
Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni.
Voglio riposarmi, da estraneo, dalla mia organica simulazione.
Voglio sentire il sonno che arriva come vita e non come riposo.
Una capanna in riva al mare, perfino una grotta
sul fianco rugoso di una montagna, mi può dare questo.
Purtroppo soltanto la mia volontà non me lo può dare.
[...]


Brano poetico tratto da da "Il libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares" di Fernando Pessoa

sabato 18 giugno 2016

Chiesa di Maria SS. della Purificazione

 Chiesa di Maria SS. della Purificazione, interna all'Albergo delle Povere.

L'edificio di culto - prospicente il cortile d'accesso al Real Albergo dei Poveri - risale all'ultimo scorcio del XVIII secolo. La sua consacrazione avvenne nel 1779, sotto il regno di Ferdinando III di Borbone (Re Nasone).  Il prospetto barocco - in pietra da taglio -  si presenta alquanto dinamico nel rincorrersi delle linee ardite da cui emergono le cornici aggettanti, le colonne in marmo di Billiemi (doriche nel primo ordine e ioniche nel secondo), le nicchie, il portale con trabeazione recante un fregio dalle geometriche  metope, il timpano arcuato e spezzato al pari di quello sommitale (triangolare) che mostra al centro un oculo ovale, gli orologi dei due armoniosi campanili, i vasotti laterali.
Il complesso che accoglie la chiesa venne progettato - nel 1746 - dall'architetto Orazio Furetto (*1714 - +1785), regnante Carlo, padre del succitato Ferdinando. La costruzione fu seguita anche da Venanzio Marvuglia (*1729 +1814) e Nicolò Puglia (1772 ca. +1865).


L'aula, a navata unica, presenta sei cappelle laterali (tre per lato). Il presbitereio è anticipato da un imponente arco trionfale che reca in sommità un gruppo scultoreo in stucco.

Gioacchino Martorana (*1735 +1779) fu l'autore del cromatico affresco absidale realizzato su finte architetture di altro pittore. Nella foto a DX si può ammirare il  tabernacolo, un tempo decorato con lapislazzuli (asportati da mano criminale).



















Il gruppo scultoreo di scuola serpottiana posto sopra l'arco di trionfo è percorso da un cartiglio con il salmo che richiama la precipua missione del Real Albergo: "Pauperes Saturabo Panibus" (Sazierò di pane i poveri). Sopra il taberbacolo una mensola sostiene l'immagine di Santa Maria della Purificazione (seconda metà XVIII secolo) in cornice ovale - dai richiami barocco-rococò - corredata di simbolo mariano.
















La cupola, disegnata a spicchi, culmina in un lanternino. Le due ali del transetto - chiuse da inferriata e rosta - offrono originali soluzioni architettoniche quali il doppio coro sovrapposto, i balconi angolari e la tribunetta.

 


 


 





Gli altari laterali, in marmi policromi, sono decorati, a rilievo, con una corona d'alloro posta al centro del fronte a simboleggiare la gloria, l'immortalità dell'anima, il martirio. Due candide conchiglie alle estremità ricordano la vita, la resurrezione, la purificazione dal peccato (legata all'acqua). La conchiglia inoltre è emblema mariano in quanto portatrice, bianca e pura, della perla (Cristo). E poi come dimenticare la capasanta della Galizia cucita sull'abito dei pellegrini in cammino verso Santiago di Compostela.
Due aperture ovali con schermatura di ottone sono visibili ai fianchi degli altari: consentivano alle ospiti dell'Albergo di confessarsi evitando ogni contatto con il sacerdote.


 
La foto sopra mostra la volta a botte movimentata da vele e festoni che avvolgono le finestre. Sui cornicioni longitudinali si aprono una serie di palchi protetti da parapetto in ferro battuto, dai quali gli  ospiti del Ricovero - specialmente gli orfanelli (divisi per sesso) - assistevano alle funzioni religiose.

I balconi nel sottocoro erano destinati ai musici.
 Le porticine sotto i balconi conducevano a due locali di servizio.




Lapide dedicata a Francesco Paolo Gravina, Principe dei Palagonia (*1800 +1854) in ricordo della chiusura - il 30 ottobre 2000 - del processo di beatificazione. Il Gravina, Pretore di Palermo dal 1832 al 1834, presiedette anche la Commissione Centrale per la Sanità. Nel 1835 fondò il Deposito di Mendicità che accolse circa cinquecento indigenti. Dal 1839 fu eletto Presidente dell'Albergo dei Poveri, Struttura in grado di ospitare oltre mille persone. Dedicò la sua esistenza alle opere di carità ed all'assistenza degli infermi. Nel 1847 istituì l'Ordine religioso delle Suore di Carità del Principe di Palagonia.






Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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