giovedì 9 febbraio 2017

I versi di Leo Sinzi: "Parliamo di cicoria"


Parliamo di cicoria

Radicchio, catalogna, cicorione.
Nel campo insieme, simili e diverse:
grugnetto, pisciacane, gambarossa…

Il fiore è azzurro, la radice grossa
grassa, a fittone. La foglia lanceolata
poche frastagliature, un po' appuntita
minuscola peluria, abducente
stelo rossastro, eretta, liscia. Al dente
 

gentile da gustare negli inverni.
La radicale umida d'umori

morbida, succulenta.
Sfiziosa coi cicciòli e la polenta.

Terreno arato, germoglio assicurato!
Migliori le arature a fine estate.

E quando, ultimata la raccolta,
assaggio la "pelosa"
condita sol con olio e sale fino
il suo sapore sento, sopraffino.
E levo ad essa il calice di vino.



Esercizio poetico di Leo Sinzi/zio-silen ispirato e, in parte, tratto dal racconto di Fred
 pubblicato il 7 Febbraio 2017 nella Vetrina del Club dei Poeti.  

Foto di Leo Sinzi 





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venerdì 6 gennaio 2017

Oatorio del Rosario in San Domenico

Il turista che da Piazza XIII Vittime,  dopo aver sostato in raccoglimento ai piedi del monumento alla memoria dei caduti per mano mafiosa, si immette nella basolata arteria che discende verso Piazza Giovanni Meli e la Vucciria, si trova catapultato in un meraviglioso mondo in cui architettura, arte, religione si fondono armoniosamente fuori e dentro i tanti edifici di culto, e non solo, che vi si affacciano. Si comincia con la Chiesa di San Giorgio dei Genovesi nell'omonima Piazzetta, per scoprire poi il Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini (Via Squarcialupo 45); segue la Chiesa di San Mamiliano (conserva le spoglie della tragicamente famosa Baronessa di Carini nella Cripta Lanza di Trabia) con l'annesso Oratorio di Santa Cita (Via Valverde 3). Su Largo Cavalieri di Malta il settecentesco campanile della Chiesa di Santa Maria in Valverde svetta sui pregevoli portali. In Via Bambinai 18, la strada chiude con l'abside della Chiesa di San Domenico che, con la sua mole, sembra proteggere uno dei preziosi scrigni del barocco cittadino costituito dall'Oratorio del Rosario, di cui tratta questo post.

L'Oratorio fu costruito a cavallo dei secoli XVI e XVII. Committente fu la Compagnia della Madonna del Rosario che ebbe i natali il 25 dicembre 1568. La Compagnia, intesa "dei Sacchi" per via dell'abito di sacco bianco corredato di mantello nero, ottenne la disponibilità dei primi locali (magazzini) tra il 1574 ed il 1580; altre acquisizioni risalgono al 1627-28. Architetti dell'opera, in tempi diversi, furono il confrate Giuseppe Giacalone, Antonio Muttone e Pietro Carnimolla. Tra i confrati (civili) potè vantare, tra gli altri, artisti del livello di Giacomo Serpotta, Pietro Novelli e Giacomo lo Verde da Trapani.

ANTIORATORIO

L'Antioratorio - raggiungibile dal piano stradale tramite sei gradini che colmano il notevole disdivello -, con le sue raffinatezze artistico-architettoniche, anticipa le meraviglie dell'attiguo Oratorio. Un timpano multilineo, arcuato e spezzato, corona il portaletto interno. La volta, a botte ribassata, è decorata con lacunari. Un fregio con motivi vegetali percorre l'intero perimetro interrotto dai capitelli compositi delle paraste. Nei due teatrini contrapposti recitano plastici angioletti e putti. In asse con l'ingresso, incorniciato da edicola con colonne scanalate e timpano triangolare, si staglia il grande Crocifisso poggiato su reliquiario barocco.




ARCO TRIONFALE E PRESBITERIO
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L'arco trionfale che immette nel presbiterio è sovrastato da un drappo dorato attorniato da angeli. Un serafino, attrezzato di pennello, è intento a completare la scritta "Virginea Rosae SS.ma Trinitatis Roseo Triclinio Semper Triumphatrici Aulam Roseam Rosei Filii D. D".

Sui fianchi dell'arco due mensole sostengono la Sapienza e la Giustizia.

PRESBITERIO

Il presbiterio è dominato della pala d'altare recante la Madonna del Rosario e i Santi Domenico, Rosalia, Agata, Oliva, Ninfa, Cristina, Vincenzo e Caterina da Siena. L'opera fu realizzata nel 1625 del pittore fiammingo Antoon Van Dyck (*1599 +1641). Dal centro della cupola emerge la Colomba-Spirito Santo entro una raggiera d'oro; nel tamburo - appena sopra i pennacchi con bassorilievi di putti musici - è ricavato una sorta di palco teatrale dal quale alcuni spettatori osservano la scena sottostante.

Sulle mensole laterali sono posizionati i simulacri allegorici della Provvidenza e della Grazia Divina.



L'Oratorio di San Domenico è titolato ai Misteri del Rosario, qui egregiamente raccontati nelle quattordici tele seicentesche e nell'affresco della volta. I Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi, nella loro rappresentazione iconografica, si immergono - in un intreccio di relazioni e rimandi contenutistici - nell'addobbo decorativo nato dall'estro di Giacomo Serpotta, per emergere in una irripetibile opera di immenso valore estetico e pedagogico.


MISTERI GAUDIOSI o DELLA GIOIA (PARETE DI SINISTRA)
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La parete del lato sinistro esibisce, oltre al manipolo di putti (spettacolo nello spettacolo), quattordici preziosità artistiche.

I medaglioni in stucco, incorniciati da ghirlande d'oro, del grande Giacomo (*1652 +1732):
- I Seniori in adorazione del Signore Onnipotente, con l'Angelo - in primo piano - che versa l'acqua per quanti hanno sete di Dio;
- Adorazione dell'Agnello mistico;
- La Donna (la Chiesa, il popolo di Dio) sconfigge il drago dalle sette teste;
- Il Redentore, Cavaliere mitrato, in veste di giudice finale;
- Gerusalemme, Cttà Santa, discende dal Cielo glorificata da Dio;

 Le Virtù. Allegorie serpottiane rappresentate con figure muliebri di grande bellezza, abbigliate secondo il costume settecentesco e riccamente adornate:
- Carità;
- Umiltà;
- Pace;
- Purezza di cuore;
  
I dipinti seicenteschi con i Misteri del Rosario (Gaudiosi):
- Annunciazione dell'Arcangelo Gabriele a Maria (di incerta attribuzione tra la bottega di Pietro Novelli *1603 +1647 e quella del fiammingo Geronimo Gerardi *1595 +1648);
- Visitazione di Maria alla cugina Santa Elisabetta che portava in grembo Giovanni il Battista  (Guglielmo Borremans *1672 +1724);
- Natività di Gesù (opera attribuita a Geronimo Gerardi *1595 +1648);
- Presentazione di Gesù al Tempio (Scuola fiamminga);
- Ritrovamento di Gesù in disputa con i Dottori al Tempio (attribuita a Pietro Novelli *1603 +1647).




































































MISTERI DOLOROSI (PARETE DI DESTRA)



La parete del lato destro offre opere bi-tridimensionali con sistemazione speculare rispetto alla parete dirimpettaia:

Anche qui i medaglioni in stucco con scene apocalittiche, incorniciati da ghirlande d'oro, del grande Giacomo (*1652 +1732):
- l'Angelo reca il Libro della salvezza a S. Giovanni; 
- l'Angelo stringe nella mano la chiave con cui sigilla la prigione di Lucifero incatenato;
- l'Angelo segna la fronte delle donne in salvazione; 
- I ventiquattro Seniori si prostrano al cospetto del Redentore.
- l'Onnipotente accetta il sacrificio dell'Agnello che apre l'ultimo dei sette sigilli del Libro.

Le Virtù. Allegorie serpottiane [con tanto di firma dell'autore ben visibile sopra la colonna dorata su cui poggia il braccio della Fortezza: una lucertolina (la serpotta)]:
- Obbedienza;
- Fortezza;
- Pazienza;
- Mansuetudine. 

I dipinti seicenteschi con i Misteri del Rosario (Dolorosi):
- Orazione nell'orto (forse opera di Mario Minniti *1577 +1640);
- Flagellazione (dell'olandese Matthias Stomer *1600 +1650);
- Coronazione di spine (Scuola fiammingo-genovese);
- Gesù salendo al Calvario cade sotto la croce (autore fiammingo-siciliano);
- Crocifissione (dipinto dalle chiare influenze Vandyckiane - evidente la somiglianza con l'opera custodita a Palazzo Alliata di Villafranca).
















MISTERI GLORIOSI (PARETE D'INGRESSO)


Due piccoli varchi alle estremità del lato breve (meridionale) dell'aula rettangolare immettono nell'Oratorio titolato alla Madonna del Rosario. L'occhio del visitatore, al primo impatto, recepisce una miriade di immagini e di plastiche figure che si rincorrono e si fondono. Poi, mettendo bene a fuoco quell'insieme di tele e stucchi, si rende conto di trovarsi dinanzi un addobbo decorativo sistemato secondo un ordine geometrico di fasce  orizzontali e verticali che si intersecano. Le une, lungo le pareti laterali, accolgono nel primo ordine le Virtù alternate ai dipinti con i Misteri; le altre, nel secondo ordine,  i grandi medaglioni in stucco bianco e dorato che raccontano episodi della Genesi e dell'Apocalisse. Le opere sono legate tra loro da un filo relazionale che si dipana lungo un percorso pedagogico. 

La parete d'ingresso accoglie nove opere principali.

I due medaglioni in stucco di Giacomo Serpotta (*1652 +1732):
- Habacuc, sorretto dall'angelo, reca il pane (Eucarestia) a Daniele nella fossa dei leoni
- Visione di Giacobbe (scala con angeli che salgono e scendono dal Cielo).

Le Virtù:
- Vittoria
- Liberalità.

I dipinti con i Misteri del Rosario (Gloriosi):
- Pentecoste (Pietro Novelli *1603 +1647)
- Assunzione della Vergine (sec. XVII)

- Resurrezione di Cristo (attribuita al genovese Giovanni Andrea de Ferrari *1598 +1669)
- Ascensione (scuola del Novelli).

L'immagine sopra mostra anche il Tavolo dei Superiori (Sec. XIX) con artistici intagli e ripiano in marmo grigio e Santa Caterina d'Alessandria (pittura di scuola genovese - Sec. XVII).










MISTERO GLORIOSO (VOLTA)

 Al centro della volta è La Vergine incoronata (Mistero glorioso).




L'abside della chiesa di San Domenico incombe su Via dei Bambinai e sull'attiguo ingresso (su prospetto settecentesco) dell'Oratorio del Rosario con i suoi due frontoni sovrapposti: quello a lunetta imita le linee della superiore finestra, il triangolare raccorda l'attico). Quattro paraste con capitelli compositi affiancano l'entrata corredata di scalone interno.




Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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