sabato 24 settembre 2016

Cuntu di Leo Sinzi : "Conigli bianchi, Referendum e PoeSÌa"


Ogni tanto mi capita di entrare in fase REM. Faccio un sogno ricorrente. Percorro una lunghissima strada che si perde verso l'aurora del Paese delle meraviglie. I cirri d'oriente, bordati d'oro, degradano, in mille tonalità - dall'indaco al giallo, transitando per il rosso - con qualche nembo impertinente che cerca di intrufolarsi con tutti i suoi grigi al seguito. Mi imbatto sempre in un coniglio bianco, molto umano, con gli occhioni bicolori - uno rosa, l'altro nero - incorniciati da occhiali rotondi che gli conferiscono un'aria da saggio sapiente. L'ascetico lapin ripete come un mantra:

«IN QUESTO PAESE CI SONO TROPPI TROPPI TROPPI POLITICI" CHE TROVANO LAUTA REMUNERAZIONE ALL'INTERNO DELLA FISCALITÀ GENERALE E QUINDI ATTINGONO DALLE TASCHE DI TUTTI I CITTADINI. Certo, se si trattasse solo di "politici statisti" (ce ne sono stati e ce ne sono), generosi missionari dediti a procacciare il meglio per la collettività, potrei accettare l'andazzo; il guaio è che negli alti scranni siedono anche alcuni "politici politicanti", quelli del "do ut des", del "prima me", dell'"Io sono Io e tu non sei un cacchio" e del "Viva viva il debito pubblico"».

Il prolifico (di idee) animaletto antropomorfo raggrinza il musetto mobile, mostrando due simpatici dentoni, e si lancia nella declamazione di alcuni versi esplicativi della sua idea di "politicanti":

Politicanti? Diu nni liberi e scampi!
Di ritta o manca, stissa sinfunia,
stacci luntanu finu a quannu campi.
Prima ru votu t'abbrazza e ti vasa,
'a so' parola sùbitu arricrìa:

"Curò! 'a me' casa è 'a to' casa,
pi' figghi to' 'u travagghiu è assicuratu,
fa' cuntu ca' vincisti 'a lottiria",
dici currennu ca pari assicutatu.

S'acchiappa 'u purpu e tu ci allògni 'a manu,
'un ti canusci cchiù, si' camurria.
Resti accussì: babbiatu sanu sanu.


Aggiunge: «Ovviamente non sono un politico nè un politologo. Non nutro particolare simpatia né per chi ci governa né per le opposizioni; mi stanno a cuore, invece, le sorti del Paese delle Meraviglie... e dei miei cuccioli. Ciò mi porta a non indugiare sulla singola persona - i politici passano, la Costituzione, se buona, resta - per soffermarmi sui contenuti della riforma che viene sottoposta al mio... al nostro voto. Mi pronuncerò sull'operato politico-amministrativo del Governo in tempi non lontani: nei primi mesi del 2018. Intaccherei la mia obiettività di giudizio se mischiassi foglie e broccoli.

Continua appassionatamente: «Allora approfittiamo dell'occasione - più unica che rara - offerta dal Referendum confermativo. Procediamo, con coraggio, nella revisione costituzionale espressamente contemplata dai padri costituenti per rimediare alla rigidità della Carta. Sforziamoci di uscire dall'inazione, dall'accidia o peggio dal conservatorismo. La Società si muove, evolve e, via via, va plasmando su se stessa le regole che la governano. I fautori del "megghiu 'u tintu canusciutu ca 'u bonu a canusciri" possono solo ritardare l'inarrestabile progresso. Quel progresso che vede il suo cammino illuminato dalla speranza di un futuro apparato politico snello, leggero, dinamico, adeguato». 

«Pensate» - sostiene con espressione estatica - «all'incommensurabile goduria nel liberare per sempre ben 215 scranni capitolini. Sicuramente tra gli spoltronati ci saranno "politici" e "politicanti", solo che i primi, dediti alla "missione", continueranno - in un dignitoso altrove - ad essere sicura risorsa per la Nazione.
Peraltro, i potenziali nuovi inquilini di Palazzo Madama (solamente 100 di cui 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati - non più a vita, ma per sette anni - dal Presidente della Repubblica) svolgeranno le funzioni di senatore a titolo gratuito. L'indennità di un consigliere regionale non potrà superare quella attribuita ai sindaci dei comuni capoluogo di Regione. Quindi si ridurranno notevolmente i costi della "politica". IL RISPARMIO CHE NE CONSEGUIRÀ  (NELL'ORDINE DI MILIONI DI EURO) SARÀ UTILIZZATO - a detta del Premier - PER COMBATTERE LA POVERTÀ.
Il Senato sarà la Camera dei territori. Là dentro si sentirà la voce delle Periferie.
Qualcuno obietta che si tratterà di "nominati" e non di membri "scelti" dagli elettori. Mi chiedo: ammesso e non concesso che sia così, quanti - oltre ai familiari, ai famigli ed agli amici (in un sistema di "preferenze", peraltro caratterizzato da elevato rischio corruzione e clientela) - possono affermare di conoscere direttamente e bene i candidati designati (nominati?) dal partito di riferimento e quindi scegliere con consapevolezza? 
In realtà, la rappresentatività sarà assicurata in quanto i senatori saranno eletti "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri..."».

«"Aprés moi le déluge!" penserà - in overdose d'autostima - il "senatore politicanti"; magari lo stesso che ha reso questa (fantasiosa) intervista in periodo preelettorale:

Intervista al Senatori

Salutu 'u Senatori Beddafama,
trent'anni e rutti a Palazzu Madama.


                                          "E' ura", ci abbannianu l'ingrati, "statti a to' casa!!"
                                                    Iddu, 'ntrobbitu, si nni futti, abbrazza e vasa
                                                    l'amici fedelissimi: 'u Parrinu, 'a figghia 'i Michilinu,
                                                    'u Zù Cecè, 'a soggira 'i Turriddu, e poi Ciccinu
                                                    (ca porta voti e voti, e 'n canciu voli... nenti)
                                                    'ntisu, pì cugghiunàri, 'u "Malamenti".

Vossia, Amabilissima (sospira...),
è veru ca 'sta vota s'arritìra?


Mi vulìa ritirari, largu a 'sti picciuttazzi,
ma l'Italiani 'un vosiru e ficiru li pazzi:
canziarimi 'un si pò, mi pari lariu,
mi tocca fari ancuora 'u missionariu.


'U Paisi è arraggiatu, nn'havi chini 'i panari
- li meriti nun mancanu - ma è certu d'acchianari?


Acchianu di sicuru: l'autri su' minchiùna,
cu chiddi jamu a cogghiri 'i muzzuna.


Ci fazzu uora 'na ddumanna stramma:
nnu rici, Eccellentissimo, 'u programma?


«...?...»


Vogghiu arricchìri 'a genti "col mio fari"
a mia nenti mi trasi... chi ci pari?
Ccà ci lassu li pinni, si fatica
cu spiritu 'i Vangelu (nun lu dica!).


                                                    Chi cristianeddu bonu, senza pisu.
                                                    Onorevoli 'n terra e puru 'n Paradisu
».

 «L'uomo della strada, il cittadino comune» - sostiene il peloso lagomorfo - «da tempo auspica il limite del doppio mandato per i suoi "rappresentanti"... e poi a casa! Nell'attesa che l'auspicio si avveri, si contenterebbe di un dimagrimento sostanzioso del corpo politico: 215 unità senatoriali in meno. Questa è la chiave di volta dell'intera riforma. I benefici che ne conseguiranno si possono definire: oggettivi, concreti, immediati, popolari. Il resto è materia per costituzionalisti schierati sui due fronti». 
«Io» - sussurra il leporide - «sebbene a corto di scienza infusa e nonostante il miopismo dei soggetti cunicolari, ho letto la riforma e credo di aver capito quanto segue:

SCOMPARIRÀ (FINALMENTE!) IL BICAMERALISMO "PERFETTO" con i suoi 400 giorni (in media) per produrre una legge. L'attuale sistema di "navetta" tra i due rami del Parlamento  ci sarà solo in limitatissimi casi. Secondo alcuni esperti, il 95 per cento delle leggi verrebbe votato dalla sola Camera. Il Presidente del Consiglio non chiederà più la fiducia al Senato. I decreti leggi avranno contenuto strettamente rispondente al loro titolo: finirà, pertanto, l'era dei decreti "tutto dentro".


IL GOVERNO POTRÀ CHIEDERE UNA CORSIA PREFERENZIALE E VELOCISSIMA PER L'APPROVAZIONE DELLE NORME ATTUATIVE DEL SUO PROGRAMMA. Nell'ipotesi di accoglimento della richiesta (entro 5 gg.), la Camera disporrà di 70 giorni per chiudere l'iter legislativo.
 
VERRÀ INTRODOTTO IL REFERENDUM POPOLARE PROPOSITIVO E DI INDIRIZZO;  il referendum abrogativo, se richiesto - con l'apposizione della firma autenticata - da almeno 800 mila elettori invece che da 500 mila, sarà valido qualora voti la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche.

SARÀ ASSICURATA LA PARITÀ DI GENERE (MASCHILE-FEMMINILE) NELLA RAPPRESENTANZA POLITICA.

SARÀ MODIFICATO L'ART. 5, CIOÈ I POTERI DELLE REGIONI; scomparirà la legislazione concorrente, riducendo così il contenzioso con lo Stato.

SARANNO ABOLITE LE PROVINCE ED IL CNEL, con conseguenti risparmi.

L'EQUILIBRIO DEI POTERI sarà assicurato dal Presidente della Repubblica e dalla Corte Costituzionale che continueranno - in totale indipendenza - ad esercitare il controllo sugli atti del Governo e sulle leggi
. Nel check-and-balance si inserirà anche ogni membro del Parlamento che continuerà a rappresentare la Nazione e a esercitare le sue funzioni senza vincolo di mandato. I Consigli Regionali, grazie alla presenza sui loro scranni dei Consiglieri-Senatori, peseranno di più.

Le due gambe rappresentate dalla "Legge elettorale", col premio di maggioranza al vincitore che uscirà - il giorno stesso della consultazione - dal democraticissimo ballottaggio (metodo che compatta gli elettori in due grandi aree contrapposte anzichè disperderli in mille rivoli sfocianti nelle famigerate "coalizioni" foriere di compromessi al ribasso, ricatti politici, inerzia) e dalla "Riforma costituzionale", consentiranno una avanzata sicura in direzione della governabilità. Il venir meno di una delle due leve, dinanzi ad un mondo politico ormai sostanzialmente aggregato in tre grandi poli in permanente tenzone tra loro, determinerebbe la condanna del Paese all'instabilità perpetua
».

«L'Europa» - ziga il luminare in pelliccia - «con l'occhio rivolto anche alle Borse finanziarie, per scongiurare gli effetti globalmente deleteri già sperimentati in analoghe situazioni, invita a non mancare l'appuntamento con le Riforme. Per una volta sarebbe bello smentire l'aforisma che recita: "L'esperienza è il tipo di insegnante più difficile, prima ti fa l'esame, poi ti spiega la lezione"».

«La "Democrazia" non è sinonimo di immobilismo (come qualcuno vorrebbe far credere, paventando presunti pericoli), tutt'altro: è capacità del corpo sociale (elettorale) di saper cambiare le regole massime (al primo posto nella gerarchia delle fonti giuridiche) che lo governano adattandole al proprio naturale sviluppo. E ciò in sintonia con i tempi post-ideologici che viviamo. SE QUESTA RIFORMA - IN SEDE APPLICATIVA - PRESENTERÀ CRITICITÀ VERRÀ CORRETTA: l'importante è cominciare. SE DOVESSERO VINCERE I FAUTORI DEL "NO", CHI AVREBBE IL CORAGGIO - NEI PROSSIMI DECENNI - DI PROPORRE NUOVE MODIFICHE COSTITUZIONALI?».

«Le considerazioni sin qui espresse sembrano orientate a favore della Nuova Carta. Non è proprio così: prima di decidere effettuerò la cosidetta prova del nove, ponendomi due domandine semplici semplici:

- SONO SODDISFATTO DELL'ATTUALE CONDIZIONE DI "CITTADINO" DEL PAESE DLLE MERAVIGLIE?

- IL "NO" REFERENDARIO, LASCIANDO INTATTO TUTTO "L'APPARATO", FAVORIRÀ I RODITORI come me (o la CASTA di lor Signori)?

Se, dopo lunga riflessione, dovesse venir fuori una risposta affermativa allora crocierò, con mano insicura, il "No" custode dell'esistente; in caso contrario, nella cabina elettorale, pronuncerò un "SI" che mi permetta - almeno - di sognare domani migliori... con molti molti meno Senatori ( -215 :-D )
»
...
Mi sveglio rimuginando sull'incredibile similarità (quasi speculare) tra il "Paese delle Meraviglie" e la nostra Italia. E mi vien voglia di zigare: SI! SI! SI! SI! SI! SI! SI! SI! SI! SI! SI! SI! SI! SI!SI!SI! SI! SI! 
Effetti dell'onirico... o NO?



Cuntu di Leo Sinzi

martedì 20 settembre 2016

Le poesie di Leo Sinzi: "Nivuru 'i siccia"


Nivuru 'i siccia

Nivuru 'i siccia 'n celu, lustru 'n terra:
lustru 'i lampiuni 'n cerca ri la via.
Ddà, 'n funnu a lu vaddùni, 'a vampa schiara.
'U cori tuppulìa, voli fujri
voli tuccàri 'u focu, pi capìri.

S'affaccia la Viddana, s'abbicìna
ca fauci m'accarizza, mi canzìa
e meti, meti... scùcchia li cuvuni
misi a baruni... pisa ri chiantèdda
cantannu, nsunnacchiùsa, 'a ninnarèdda

(scattìu ru càuru) spàgghia senza ventu...
'nsacca la pagghia nsemmula ò furmentu...

aspietta, cu pacienza, lu mè tempu.

____________________________

Nero di seppia

Nero di seppia in cielo, luce in terra:
una lanterna in cerca della via.
Là in fondo, nella valle, l'alba schiara.
Il cuore batte forte, vuol fuggire
vuole toccare il fuoco, per capire.

S'affaccia la Villana, s'avvicina
mi sfiora con la falce, s'allontana
e miete, miete... salta sui mannellì
stesi nell'aia... trebbia di piantèlla
cantando, sonnacchiosa, la ninnèlla

(l'ora è rovente) spaglia senza vento...
insacca la paglia insieme al frumento...

aspetta, con pazienza, il mio tempo.




(Versi di Leo Sinzi)

lunedì 12 settembre 2016

Albergo delle povere: Immagini




 












































































Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.

venerdì 26 agosto 2016

Le poesie di Leo Sinzi: "Terremoto"



Terremoto

Dal buio monta, implacabile, tenebrosa marea;
tutto avviluppa, sbriciola, distrugge senza posa:
i tetti, il campanile, i ponti sul ruscello,
le strade, le muraglie - i boschi
con gli arbusti, le querce, i fiori rari
e i teneri virgulti.
Spande il suo fiato fetido. Sono macerie,
grida e pianti. E fughe vane. 

Dal fondo di un deforme groviglio polveroso 
un gemito si leva.
Allora: all'armi all'armi! in guerra contro il tempo
si affilano le unghie, i denti - pure il cuore.
Due occhi grandi cercano 
rifugio, al fin lo trovano
e mille mani plaudono la Luce... il suo ritorno.

Versi di Leo Sinzi

martedì 9 agosto 2016

Altavilla Milicia: Immagini surreali

Il belvedere all'ombra della Torre Normanna (Cala Sciabica - SS. 113), oltre al panorama mozzafiato, offre agli innumerevoli turisti l'immagine suggestiva di un ficodindia che - come l'araba fenice - risorge dalle sue ceneri, a perenne monito dei criminali piromani.


 La cinquecentesca Torre delle Mandre, intesa "Normanna".


 Le ripide pendici di Capo Grosso invase dai rifiuti.


Mentre la prima foto in alto mostra la natura che prevale sui piromani, le immagini successive sanciscono la sua sconfitta unitamente a tutti gli amanti del pulito e del bello.


Ferma restando la patologica inciviltà di quanti hanno perpetrato il misfatto, poniamo alle autorità preposte alla tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico una domandina semplice semplice: "Chi dovrebbe pulire... forse il sole, la pioggia, il vento dei prossimi mille anni? E pensare che il Turismo dovrebbe essere la principale risorsa di questa terra".








Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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mercoledì 20 luglio 2016

Le poesie di Leo Sinzi: "Sete"


Sete

Setosamente lisce, perfette
(ognor desiate):


                         - la neve in piena estate
sulle colline arse

                         - la pesca Cortazàr
nel palmo della mano

                         - le cosce d'Azòcar
abbandonate e bianche

                        Mea culpa: in[sol]azione

           «Solita{r}mente aff
〈l〉itto
            l'afflato mio bi-vano»
            notizia quotidiana
            io dentro la notizia

S'invola la clessidra
l'uròboro s'ammorsa
Dì-vano, caldo addosso...
Rinfresco? Lète-mar



 
Versi di Leo Sinzi 

 *Testo sperimentale con omaggio alla Poesia di Cortazàr e Neruda.




Si ricorda che la violazione del diritto d'autore (copyright) è perseguibile a norma di legge.