sabato 21 gennaio 2012

Cappella e Loggia dell'Incoronazione

La Cappella dell'Incoronazione si trova nell'omonima via sul lato opposto a quello nel quale si affaccia il prospetto settentrionale della Cattedrale di Palermo. Il piccolo monumento normanno, secondo gli storici, venne costruito sui resti di una moschea risalente alla dinastia musulmana degli Aghlabiti che dominò su Palermo e l'intera Sicilia nel IX Secolo d. c.. Ancora oggi è possibile accedere, tramite una scaletta in ferro, alla sala ipostila che si trova sotto la cappella e che si ritiene parte dell'antica moschea. Elementi architettonici (colonne) dell'edificio musulmano avrebbero trovato riutilizzazione nel pronao e nell'abside.




La Cappella venne intitolata a "Santa Maria Incoronata".




Le mura di conci di tufo, magistralmente assemblati, sono segnate solamente da semplici aperture ogivali. Le finestre del lato destro sono state chiuse dal contiguo Palazzo Agnello (XVI Sec).




  Sala ipostila ("vano con tetto piano sostenuto da colonne")
 che si trova sotto la cappella e che si ritiene parte dell'antica moschea.





La Cappella, danneggiata nel 1860 dai bombardamenti garibaldini, è stata successivamente risanata con abili interventi. Oggi, l'edificio, sottratto al culto, rientra nella disponibilità della Sovrintendenza Regionale dei Beni Culturali e Anbientali che di recente, nell'ambito del Progetto S.A.C.S. - Sportello per l'Arte Contemporanea della Sicilia, lo ha temporaneamente aperto ai visitatori.




Nell'immagine è visibile la porta che conduce
alla Loggia dell'Incoronazione.





I re siciliani, successivamente all'incoronazione nella Cattedrale (secondo tradizione l'importante cerimonia avveniva invece nella dirimpettaia Cappella), usavano concedersi alla folla dei sudditi affacciandosi dallo spazio sopraelevato, allora privo di balaustra, che assunse il nome di "Loggia dell'Incoronazione". Il Pronao e l'attigua Cappella coeva della Cattedrale (Sec XII), volute dall'Arcivescovo Gualtiero Offamilio, erano collegati al grande tempio normanno tramite un portico che grazie alla copertura assicurava a reali, cortigiani e clero di spostarsi da un luogo all'altro anche con condizioni climatiche avverse e, per ragioni di sicurezza, a distanza dalla folla. Tale portico potrebbe far parte di quella arteria di cui scrissero illustri viaggiatori, cronisti e storiografi, quali Ibn Jobair (XII Sec.), Ugo Falcando (1190), Tommaso Fazello (frate dominicano 1498-1570), Giovan Francesco Pugnatore (1583), Vincenzo Di Giovanni (vissuto a cavallo dei secoli XVI e XVII, morto il 1627), Michele Amari (1880), conosciuta come la "Via Coperta" che partendo dalla Torre Pisana del Palazzo Reale si estendeva fino a Porta Sant'Agata (a quel tempo ubicata nei pressi del sito ove tutt'oggi sorge la Chiesa di Sant'Agata alla Guilla), passando per il Piano che nel seicento avrebbe accolto il Quartiere Militare di San Giacomo, l'Arcivescovado Vecchio e la Cattedrale.




La Loggia, nel Sec. XVI, fu fornita dell'imponente balaustra.
Il lato più lungo si affaccia su Via Matteo Bonello.





Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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